Dorian Gray

dorian-gray-recensione-10584-1280x16Il più riuscito tra i romanzi di Oscar Wilde è stato riadattato più volte per il cinema: forse l’esperienza più memorabile è quella del 1945 con George Sanders. Indubbio è che la rilettura odierna farà discutere più di un critico, sia letterario che cinematografico.
La storia è sempre quella: Dorian Gray (Barnes) è un giovane uomo molto attraente e di animo romantico che si trasferisce a Londra dopo aver ereditato le proprietà dal padre ricco e crudele. In breve arriva al centro dell’attenzione nella buona società di Londra, e Lord Henry Wotton (Firth) e il pittore Basil Hallward (Chaplin) si interessano a lui: Basil se ne innamora e dipinge un suo ritratto, in modo da conservare per sempre l’immagine della bellezza di Dorian, mentre Lord Henry lo prende come pupillo e lo incoraggia a provare ogni piacere. Dorian, che nel frattempo si è innamorato di Sybil, emblema della giovinetta virginale, in breve desidera che la sua bellezza resti per sempre quella del dipinto… e lo ottiene, ma ad un terribile prezzo, quello della corruzione della sua anima.
Oliver Parker si è impegnato molto a rendere bene l’atmosfera gotica della Londra vittoriana, ricoperta dai fumi grigi delle industrie, e anche la dimora di famiglia dei Gray è imponente e oscura. Tuttavia, in questo mondo così perfettamente aderente al romanzo, infila un Dorian Gray che pare una rockstar, impegnato a tenere concerti di pianoforte e a darsi alla vita “bella e dannata”. Il viso pulito e positivo di Colin Firth poco si adatta alla depravazione interiore di Dorian, e anche il resto del cast, composto comunque da attori di grido inglesi, resta opaco e poco incisivo, invischiato in costumi ed effetti speciali che non erano necessari.
La trama, degna del Faust, rimane presente, ma lentissima in secondo piano rispetto alle numerose scene di sesso, né erotico né esplicito, né sexy alla fine dei conti, e anche la seduzione di Sybil somiglia più al goffo tentativo di approccio da parte di un eroe da film di azione che una vera e propria storia d’amore e dannazione.
Insomma, il povero Oscar Wilde si sta di certo rivoltando nella tomba.

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